Il giorno della Memoria: la partenza, il viaggio, l’arrivo

Non c'è diario o racconto, fra i molti nostri, in 
cui non compaia il treno, il vagone piombato, 
trasformato da veicolo commerciale in prigione 
ambulante o addirittura in strumento di morte.
(Primo Levi, I sommersi e i salvati)

Il viaggio, una volta salitosi sul treno, è il primo contatto con la crudeltà, è destinato a rimanere inciso per sempre nella memoria dei deportati. Primo Levi infatti ricorda che «proprio i disagi, le percosse, il freddo, la sete, che ci hanno tenuti a galla sul vuoto di una disperazione senza fondo, durante il viaggio e dopo». Il fatto di aver appreso il nome della destinazione del treno, cioè Auschwitz, fa sicché in tanti provino un sentimento di sollievo dato che «doveva pur corrispondere a un posto su questa terra». Auschwitz oggi, dopo tutte le atrocità di cui gli ignari viaggiatori di quel treno della morte non osavano a dar credito nelle notizie vaghe che circolavano, non può sicuramente destare sollievo perché in quel luogo di questa terra si sono consumati orrori al limite della natura umana.

Da tutte le privazioni del viaggio, quelle che più facevano soffrire erano la sete e il freddo:

Soffrivamo per la sete e il freddo: a tutte le fermate chiedevamo acqua a gran voce, o almeno un pugno di neve, ma raramente fummo uditi; i soldati della scorta allontanavano chi tentava di avvicinarsi al convoglio. Due giovani madri, con i figli ancora al seno, gemevano notte e giorno implorando acqua. Meno tormentose erano per tutti la fame, la fatica e l'insonnia, rese meno penose dalla tensione dei nervi: ma le notti erano incubi senza fine.
Primo Levi, Se questo è un uomo 

Questi vagoni erano privi di qualsiasi attrezzo, erano praticamente vuoti, sprovvisti di acqua, di un qualcosa che copra il pavimento, di recipienti per i bisogni fisiologici, totalmente inadatti per poter trasportare persone, eppure su questi vagoni della morte si viaggiava anche per settimane intere. Queste privazioni, oltre a far parte da quello che Levi definisce come violenza inutile, provocavano a tutti ma soprattuto agli anziani un’afflizione assai peggiore della sette e del freddo.

La partenza rappresenta soltanto l’inizio di un percorso punteggiato di morte e disperazione. La partenza è il primo contatto con un sistema privo di qualsiasi sentimento positivo, costruito da e con uomini abituati all’odio e alla crudeltà. Questo viaggio verso il nulla, senza ragione, al di fuori dell’umanità è un prologo a tutti gli effetti. L’arrivo al lager rappresenta un punto chiave, è un secondo contatto ancor più diretto del viaggio, con il sistema in cui si è stato trascinato: «In Lager si entrava nudi: anzi, più che nudi, privi non solo degli abiti e delle scarpe (che venivano confiscati) ma dei capelli e di tutti gli altri peli», ricorda Primo Levi.

Seltsam, im Nebel zu wandern!
Leben ist Einsamsein.
Kein Mensch kennt den anderen,
Jeder ist allein.
Hermann Hesse, Im Nebel 

Madalina Mihaela Ghita
Dott.ssa Magistrale in Lingue
, Traduttrice e Interprete