Università e mercato di lavoro per traduttori

IMG_2222A partire dagli anni Novanta, le università europee si sono rese conto di quanto sia importante dare una maggiore spendibilità ai titoli rilasciati. Questa consapevolezza ha portato a cambiamenti sostanziali nei programmi universitari erogati. Si cercava, dunque, di tenere conto della relazione università- mercato di lavoro. Questo fenomeno ha travolto anche il mondo della traduzione e dell’interpretariato. Le università hanno cominciato ad essere consapevoli di dover formare traduttori e interpreti in modo da rispondere ai bisogni del mercato lavorativo. Sono questi i primi passi verso la creazione di lauree che formino nuovi professionisti nell’ambito traduttivo. Le università cominciano a dare agli studenti gli strumenti per imparare nuove competenze e abilità per poter affrontare le sfide del mondo della traduzione e dell’interpretariato. Esiste, tuttavia, una componente che non può essere appresa all’università: ad esempio, le competenze tecniche molto specifiche nell’ambito della localizzazione o nel Project Management, che devono essere apprese in seminari specialistici o durante i tirocini formativi, dato che hanno una forte impronta pratica.

Si tende, dunque, a creare dei professionisti in grado di affrontare il mercato del lavoro e le sue esigenze in modo qualitativo. La preparazione teorica si deve intrecciare con quella pratica. Chi ha già tradotto, si è reso conto di quanto sia difficile tradurre e di quanto sia importante disporre di una preparazione solida che dia strumenti validi per affrontare l’universo della traduzione e le sue difficoltà. Dalla crescente attività traduttiva nel processo di gestione di documentazione multilingue del mercato attuale si possono individuare alcuni obiettivi formativi di cui l’università dovrebbe tener conto per soddisfare esigenze specifiche e per preparare al meglio gli studenti:

  • capacità di tradurre uno stesso testo in base a esigenze e destinatari diversi (importanza del translation brief);
  • revisione ed editing di testi già tradotti;
  • redazione di testi ex novo sulla scorta di semplici tracce fornite dal committente;
  • capacità di considerare la comunicazione in termini non solo testuali ma anche più propriamente multimediali;
  • automatizzazione dei processi mentali legati alla routine traduttiva;
  • capacità di saper amministrare la propria competenza in maniera adeguata alla complessità e all’importanza del compito assegnato.

Ecco perché conoscere una lingua non vuol dire saper tradurre. Il mestiere del traduttore è un mestiere altamente qualificato che richiede competenze specifiche e anche interdisciplinare. Occorre molta preparazione tecnica e pratica, oltre a un livello altissimo di lingua. Tuttavia, neanche questo basta: oltre alla preparazione altissima e alla conoscenza delle lingue di lavoro, il traduttore deve essere anche esperto della cultura altrui. Tutte queste qualità e competenze sono imprescindibili per un traduttore professionista. Le università si sono rese conto di tutte queste necessità, inserendo corsi destinati a tener conto delle realtà del mercato attuale, creando programmi sempre più specializzati e in grado di fornire capacità e preparazione ai propri studenti, cioè ai futuri traduttori del mercato lavorativo.