La figura professionale del traduttore

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La figura professionale del traduttore

La Carta del Traduttore (conosciuta anche come la Carta di Dubrovnik), approvata dal congresso della FIT (Federazione Internazionale Traduttori) di Dubrovnik nel 1963, e modificata a Oslo il 9 luglio 1994, definisce la traduzione come un’attività «permanente, universale e necessaria» che consente «gli scambi spirituali e materiali tra i popoli, arricchisce la vita delle nazioni e favorisce la comprensione tra gli uomini». Oltre a riconoscere l’importanza della traduzione nella comunicazione interculturale, il documento propone dodici articoli sull’etica del traduttore e stabilisce anche i suoi diritti. L’intero contenuto della Carta del Traduttore può essere letto per intero al seguente link: Carta del Traduttore

Ho voluto cominciare la presentazione della figura professionale del traduttore con la Carta di Dubrovnik perché essa rappresenta una tappa fondamentale nel riconoscimento della professione. Oltre a offrire un servizio utile, il traduttore è tenuto a migliorarsi sempre, praticamente a tenersi sempre informato e aggiornato. In un mondo sempre più globalizzato, la figura del traduttore acquisisce un’importanza fondamentale. La globalizzazione economica a cui stiamo assistendo comporta inevitabilmente anche a una globalizzazione linguistica perché se c’è da una parte la tendenza di conoscere e adottare una lingua globale, c’è dall’altra parte anche la tendenza e il desiderio di mantenere la propria lingua nazionale. La comunicazione linguistica internazionale è caratterizzata, dunque, da un forte multilinguismo. Gli sbocchi professionali tradizionali per il traduttore specializzato sono i seguenti: il lavoro dipendente, la libera professione e la collaborazione con altri traduttori. Vorrei aggiungere qui alcune parole che inquadrano perfettamente, a mio viso, sia la figura del traduttore editoriale, sia quella del traduttore specializzato:

«Il traduttore è esperto nel pensiero altrui e nei modi di esprimerlo. Il traduttore è esperto nel confine tra il proprio modo di vivere e di vedere il mondo (la propria cultura) e il modo di vivere e di vedere il mondo altrui. […] Il traduttore è esperto nelle sfumature di senso. Il traduttore è esperto nell’arte di adattarsi, di adattare». (Bruno Osimo)

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